mercoledì, 22 luglio 2009


DEDICATED TO  TOTO COTUGNO

Anni ottanta, noi siamo sbucati alla fine di quel decennio. Coetanei compagni di classe. Ottantasette. Sprazzi di guerra fredda, americani russi, russi americani. Mondi lontani dalla nostra provincia pervinca, anzi granata, come i colori della reggiana. Noi siamo Granata come i colori del Lambrusco.  Si Offuscano i ricordi, ci rivediamo qualche volta nella sbadataggine generale ma la presenza è costante. Cambiano i tempi sono sempre smorti noi siamo sempre i soliti, accoliti del nostro egocentrismo strenuo. Vitalismo; trattore nel tratturo, gatto delle nevi, panzer nella vita. Panzane talmente radicate da radicarsi in questa terra ubertosa falcata da spigolatori alla ricerca degl’ori. Piccole coccoline da borghese piccolo piccolo: la sala con il parquet, e il linoleum in cucina. Magari qualche quadro d’autore che noi stimati professionisti contempleremo.  Non solo sogni estetizzanti ma anche rotolamenti nel fango disciplina, legione straniera, autodifesa. Civismo, ci paracadutiamo in zone del terzo mondo con profilattici e contraccettivi per contrastare la chiesa che predica la castità, distrugge con il suo monoteismo culture tribali . Cerchiamo d’arginare questo sfacelo.
Noi siamo duttili e poetici. Incanti sovietici, luna densa. Quarta danza ungherese Johannes Brahms, suonata con l’ocarina di Budrio. Quella musica un po’ melanconica che poi vira in uno scoppio di vita improvvisa e poi ritorna cupa. Questa musica evoca in noi la figura di Toto Cotugno che canta
l’italiano in smoking a Sanremo ’83. Toto doveva venir sparato nello spazio dai russi per il primo allunaggio poi   hanno scelto Gagarin
L’italiano è un testo che noi reputiamo pieno di luoghi comuni grande fenomeno per migranti che piangono la propria terra lontana. Cotugno è per noi una madeleine proustiana. Ci ricaccia in una terra invisibile, ricordo impalpabile ostaggi della nostalgia. Quando ci ritroviamo la ascoltiamo cantandola con grande charme. Siamo crooner nel crepuscolo condominale sovietico. Aspettiamo la rivoluzione, rivogliamo i telefoni a gettone, i vinili, i telefoni in bachelite con la rotella. Tutto come negli anni ottanta, tranne Craxi e il magna magna .
Queste le nostre richieste, abbiamo messo un tazebao sul balcone, vodka gratis per i condomini, aspettando Gorbačëv.

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domenica, 29 marzo 2009
Sono andato a prenderlo al Morandi alle 8 di sabato mattina. Abbiamo fatto
colazione insieme. In albergo. Poi sulla mia Ka al Rosebud. C’erano tanti
studenti delle scuole superiori di Reggio Emilia ad aspettarlo. Sandrone, un
incontro della manifestazione Baoab/Invito alla lettura tra studenti e
scrittori. Sandrone, una delle stelle del noir italiano. Sandrone Dazieri,
anche se il suo nome è Sandro. La fama dell’autore è legata a una serie di
libri in cui si mette in scena una nuova figura di detective: tale Sandrone
Dazieri, appunto, soprannominato “il gorilla”, - inteso come “il buttafuori”.
Sandrone attraversa la realtà italiana dell’ultimo decennio sempre accompagnato
da due Soci: uno stato “euforico” e uno “depresso” della sua stessa personalità
schizofrenica. Sandrone, che dalle nostre parti vuol dire essere “un sandrone”.
E’ bravo, però. Anche coi ragazzi. E’ stata una mattinata diversa dal solito.
Prendiamo un caffè al centro sociale Rosebud (di anziani) e parliamo del
Leoncavallo (centro sociale di Milano) in cui lui ha bazzicato. Ma Sandrone
negli ultimi dieci anni ha cambiato parecchio la sua vita. Ha lasciato Cremona,
da dove è nato, per dormire sulle panchine di Milano. Poi ha scritto un libro,
è diventato responsabile di Mondatori dei libri in edicola, della Mondatori
Ragazzi, della Mondatori Noir e forse anche degli Harmony. Poi ha lasciato la
Mondatori (per cui lavora ancora da casa come consulente) per avere più tempo
da dedicare alla sua scrittura, ai suoi personaggi. Dazieri, fin dall’inizio,
chiede agli studenti reggiani di non rivolgergli le domande che avevano
preparato insieme ai loro professori, ma di scriverne altre, all’istante, su
dei foglietti, anonimi. E poi risponde diligentemente e con ironia ma anche
precisione a tutte le domande. Dalle più frivole (da dove salta fuori il
cappellino che indossi? quanti soldi hai guadagnato quest’anno? cosa pensi
delle droghe leggere? perché hai sposato una moglie russa?) alle più letterarie
e filosofiche (perché devo leggere dei libri se da quest’altro anno inizio a
lavorare per tutta la vita? come sei diventato scrittore? è vero che prima di
fare lo scrittore hai fatto oltre dieci lavori? sei felice? che messaggi vuoi
trasmettere con i tuoi libri? i tuoi libri sono autobiografici?). Al termine
dell’apprezzata conversazione con l’autore, gli studenti hanno assistito alla
proiezione del film con Bisio tratto dall’opera di Dazieri. Una bella
mattinata. Al termine siamo risaliti sulla Ka e l’ho riportato al Moranti. Ho
salutato sua moglie, ho salutato il Gorilla. Alla prossima.
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domenica, 29 marzo 2009


il nostro mondo in briciole

l'uomo bianco in africa

prende in giro i negri

scherza sul preservativo

e la verità dell'islam

il papa non esiste

il papa è troppo triste

il papa è una figura

che ci vuol far paura

il papa dice cose

gli farei un overdose

di tutte quelle pose

che tiene ultimamente

il suo fegato cedrà

perchè non reggerà

a tutte le porcherie

che ci continua a dire

a 9 anni dal 2000

dopo che ha appurato

che abbiamo sconsacrato

tutto quanto il suo operato

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sabato, 21 marzo 2009
Fica fica fica fica
Di Michele Medici
 
Pensa alla fica ed è convito della inesistenza di Dio. Questo avevo scritto su facebook e ciò ha fatto indignare una gallerista che frequentavo per un momento di stage. Questa è la mia opinione opinabile, forse greve ma a mio avviso stupendamente reale. La Fica assurge a dato fondante dell’esistente e prepotentemente manda al macero i misticismi gli assolutismi. Non voglio il distacco dalle cose terrene, voglio interrarmi sino a stordirmi di umori vaginali. Estasi esistenziali. Penetrazione.
Partecipazione attiva, rediviva.
Si sorge solo per morire, allora io voglio godere tutto in un solo  fiotto.
Gioisco, vengo, divengo.
Quello che mi indigna sono certe affermazioni del papa che sostiene che con l’uso del profilattico aumentino i problemi. La fica si ammanta di diamanti e sale nei miei sogni, nei miei onanismi. Devoto fedele di questo miele che non richiede liturgie ma melodie d’amore che si increspano sulla cute in un battito sempre più forte. Noi siamo liberi e madidi, ora provate a prenderci. Inafferrabili labili e senza Dio. Siamo solo due.
Soli, assolati abbacinati  dalla  nostra stessa pelle.   
    
 
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lunedì, 12 gennaio 2009
Il Laboratorio di Scrittura di Baobab di Gennaio si terrà Martedì 20 Gennaio dalle ore 17 alle ore 19,30 all'Officina delle Arti.
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giovedì, 08 gennaio 2009

PERSONAGGI:

 

Amministratrice di condominio;

l’anziana Sig.a Sgherri;

il giovane Sig. Cucuzzara.

  

  Ci troviamo in una saletta al piano terra di un anonimo condominio, approntato proprio per le riunioni di condominio. Ci sono delle sedie di plastica con i braccioli e un tavolo dietro il quale siede una bella donna che è l’amministratrice del condominio Tutti sono molto impazienti per l’assemblea che si terrà tra poco.

 

  AMMINISTRATRICE - Io vi saluto tutti, e vi ringrazio di essere qui.

  Ecco, mi farete un piacere se vi avvicinerete un po’ a me. Ci sono persone fuori della porta…

 

  E guardò sconsolatamente le tre persone, compreso lei, che erano lì quella sera.

 

  AMMINISTRATRICE - Ma perché siamo qui? Può darsi che la ragione scatenante del perché siamo qui, sia perché non avevate nulla da fare; o perché non c’era niente di bello da guardare in televisione; o perché non dovevate uscire, e così siete venuti a questa riunione del condominio.

  Per qualunque motivo siete qui, ora starete ad ascoltarmi per ciò che ho da dirvi.

  Il mio primo discorso verterà su tre cose, che ora spiego: dunque, il ritorno dei giardinieri, la ripittura delle scale, alcuni rumori molesti che avvertono alcuni condomini. Basta così…

 

  Brusio fra i tre condomini.

 

  AMMINISTRATRICE - Cominciamo dal primo argomento. Il ritorno dei giardinieri: dobbiamo decidere se e quando, chiamare, o no i giardinieri.

  Perché andrebbero tolte tutte le foglie dal giardino, perché ci si sarebbe aspettato che nevicasse perché le foglie facessero da concime, ma siamo ormai alla metà di marzo, e qui di neve non se n’è vista. Poi andrebbero potati tutti gli alberi del nostro giardino, ma tutti non come l’ultima volta. Potare le rose, ma questo è un lavoro facile, e qualche altra pianta. Poi tagliare la siepe perché è diventata troppo alta, l’altra volta l’hanno tosata quelli del palazzo di fronte: ma è una cosa che dovevamo fare noi! E, per ultimo, tagliare l’erba che ormai arriva a metà gamba.

  Poi ci sarebbe da parlare della tinteggiatura delle scale! Allora volevo ricordarvi che siamo qui da una ventina d’anni, forse anche di più, e che non abbiamo mai tinteggiato le scale. I vostri appartamenti sono stati tinteggiati diverse volte, mi sembra, ma la scala no!

   È una vergogna questo fatto! Ma vi va così tanto bene vivere nella sporcizia, io non so…

  Perché non date il nulla osta per la tinteggiatura delle scale? Il nero c’è solo dalla fuliggine lasciata dall’allacciamento del teleriscaldamento, anche se tutta la scala ha bisogno di una rinfrescata di colore.

  E so anche che voi siete riluttanti a fare dei lavori dentro casa nostra, soprattutto le persone anziane, ma anche fuori, nel giardino in primis, e questo perchè siete tutti vecchi e se vi viene uno scioppone e girate la testa all’uscio, cioè morite (facciamoci le corna, più tardi possibile, per l’amor di Dio), la casa rimane non più a voi, ma a quelli che verranno.

  Io dico, però, che è una cosa stupida pensare alla morte, mentre siete ancora in vita. Non si sa come vanno queste cose. Uno pensa di morire un anno e, magari, sarà ancora qui fra una decina d’anni.

  E se vivete ancora una decina di anni, vorreste avere i rami degli alberi che vi entrano dalla finestra? E le pareti della scala tutte sporche di fuliggine nera? -

 

  L’amministratrice interrompe un attimo di parlare e vede che la persona più anziana di quelle convenute li, comincia a fare dei segni di diniego con la testa.

 

  AMMINISTRATRICE - Ora andiamo avanti con l’ultimo argomento di cui vi volevo parlare, cioè quello dei rumori molesti.

  È una cosa molto spiacevole.

  Assolutamente non dovete camminare con i tacchi in casa, senno quelli sotto di voi impazziscono! C’è un soffitto che sembra di carta in questa casa.

Ma, scusatemi, perché dovete usare i tacchi in casa, quando si sta tanto bene in casa con un paio di ciabatte basse o di ciabatte di pezza?

  Ecco, alcune altre regole dettate dall’intelligenza e dalla volontà di avere un buon rapporto di vicinato fra persone civili: non potete tirare giù lo sciacquone dell’acqua del water dopo le ventitre e prima delle sette.

Ma… vi farete senz’altro anche una domanda: ‘E se mi capita di cagare (diciamo pane al pane, e vino al vivo), proprio nelle ore in cui c’è il divieto, come faccio?’ Come quella persona che è andata in bagno, non meno di dieci minuti fa, proprio qui. In quel caso, ma solo in quel caso, potete tirare giù lo sciacquone. Ma non abusatane, d’accordo?

  Ma non potrete neanche fare né il bagno e né la doccia. L’acqua si sente che va giù benissimo.

  Adesso potete parlare e dire quello che vorrete, volevo solo dirvi che il padrone della casa (cioè l’ACER) è disposto a venirvi incontro per i soldi per mettere a posto il giardino, una parte la pagano loro e una parte voi.

E direi, che anche per le scale si potrebbe chiedere all’ACER, se ci finanziano un po’ le spese.

In quanto al giardino, la spesa più considerevole la pagano loro.

  Non preoccupatevi per i soldi, ve la scaleranno a poco a poco con l’affitto.

  Insomma tutti gli argomenti che dovevo dirvi ve li ho detti. -

 

  Passano due minuti, e vede una mano che timidamente si alza: è la mano della Sig.a Sgherri, una anziana condomina che ha sepolto tre mariti. La persona in questione  non si sa, se ci è o se ci fa: è un’arteriosclerotica, in pratica per via dell’età. E l’amministratrice  esordisce così.

 

  AMMINISTRATRICE - Oh, finalmente vedo una mano in alto,

   SIG.A SGHERRI - Si, la prego, Sig.a amministratrice, vorrei dire una cosa perché noi che siamo anziani, non lo facciamo per quello. Cioè siamo anziani, non vorremmo fare le cose perché se moriamo dopo non faremmo in tempo a vedere le cose fatte e altri ne usufruirebbero.

Ma è perché abbiamo pochi soldi: uffa…  

Anche noi, come tutti gli altri cittadini, abbiamo problemi con le pensioni, con le tasse, con il rincaro dei prezzi, se spendiamo (che so…) 500 euro il  mese per la casa, cioè: per l’ascensore, la pulizia delle scale, la manutenzione del cancello… etc; ci dica un po’ lei, come facciamo a mangiare che percepiamo 900 euro di pensione?

Sono cose molto belle quelle che ha detto, la ripittura delle scale, potare tutte le piante facendo venire i giardinieri, ma noi non riusciamo assolutamente a pagare. -

 

 AMMINISTRATRICE - Neanche con l’aiuto dell’ACER? -

 

   SIG.A SGHERRI - Quando ci sconterebbe l’ACER? -

 

  AMMINISTRATRICE  - Io non lo so, non ho chiesto quanto.  -

 

SIG.A SGHERRI - Dipende da quanto ci toglieranno! -

 

Dopo questa piccola discussione, l’Amministratrice vede un’altra mano alzata. E’ quella del Sig. Cucuzzara, giovanissimo, ma già sposato. Costui era un uomo che dormiva dalle due alle tre ore per notte avendo due gemelli di sei mesi e un bimbo di due anni. L’amministratrice gli fa cenno di prendere la parola.

 

SIG. CUCUZZARA.  - Noi non siamo contrari a niente delle cose che ha elencato, ci sarebbe solo un piccolo problema: cioè, come facciamo a fare poco rumore, quando abbiamo tre bimbi, due di pochi mesi e uno di due anni in casa?

  Guardi è praticamente impossibile, perché loro, nella notte, non è che si sveglino tutti e tre nello stesso momento e comincino a frignare allora.  

  No! No! Si sveglia prima il grande che comincia a cantare ed a fare casino. Poi se ne sveglia prima uno e poi l’altro. Sicché fa prima casino il grande, poi  uno, poi l’altro.  Ma… dimenticavo di dire, che il grande, dopo, è capacissimo di rimanere sveglio tutta la notte nella sua cameretta.

I gemelli, invece, se se ne sveglia solo uno e non è che dici: ‘Con le urla che fa si sveglierà anche l’altro!’ Macché!

Magari dopo dieci minuti che dorme veramente e della grossa uno, si sveglia anche l’altro, mentre il primo continua a dormire, anche se l’altro grida come un’aquila.

  Posso farvi una confessione: io mi sono rotto le scatole dei miei figli, perché diventano sempre più esigenti, e io non so più ad arginare le loro voglie, di tutto. Hanno bisogno che gli facciamo tutto, sono dei lattanti quelli più piccoli.

  E poi anche quello che ha due anni mi sembra molto viziato per via di mia moglie che gli comprava le tutine firmate nel suo primo anno di vita. Figurarsi un po’… ora che ha due anni e con la recessione economica che c’è in giro…

Come faremo ad andare avanti, ed a far tacere quei due diavoli scatenati? -

 

  AMMINISTRATRICE. - Assolviamo i bimbi da questi rumori molesti: sono due diavoletti, come ha detto il suo papà. Ma non sono responsabili di rumori diurni. Questi rumori avvengono di giorni e sono: tacchi alti, sciacquoni del water, docce e bagni. Non c’è menzione di bambini che cantano o che frignano di notte. Perciò questo problema qui è accantonato. Ma chi è che cammina alle dieci del mattino con i tacchi a spillo in casa?

 

  Si alza una mano che si era già alzata precedentemente.

 

  SIG,A SGHERRI - È la figlia della persona che abita sopra di me e che non conosco perché è entrata nell’appartamento da neanche un mese. -

 

  AMMINISTRATRICE - Si può mandare un’ingiunzione di non camminare più con i tacchi alti alle dieci del mattino. Ma fino a che non si farà qualche amica all’interno della casa, è difficile che cambi atteggiamento, secondo me…

  Ma… chi è che fa il bagno o la doccia dopo le ventitre di sera o prima delle sette del mattino? -

 

  Questa volta l’Amministratrice aveva capito di che mano si trattava.

 

  SIG. COCUZZARA  - Sono stato proprio io. Quando mi sento sporco, io faccio la doccia. Ma se è una cosa che non si deve fare, non lo farò. -

 

  AMMINISTRATRICE  - Benissimo: scoperto l’inganno. Chi è che tira lo sciacquone durante la notte? Sig. Cucuzzara…

 

  SIG. CUCUZZARA - Noi lo tiriamo sempre lo sciacquone, quando andiamo in bagno: ma c’era la possibilità di tirare giù due tipi d’acqua nello sciacquone. Li abbiamo scelti tutti e due. Perché ora non va bene neanche lo sciacquone piccolo per la pipì?

 

  AMMINISTRATRICE - Non può darsi che anche altri lo fanno, Sig.a Sgherri? -

 

  SIG.A SGHERRI - Anche noi la tiriamo sempre giù. Ma dove sono tutte queste regole che avete elencato?  -

 

  AMMINISTRATRICE - Sono le semplici regola di convivenza fra coinquilini. Sig.a Sgherri? -

 

  SIG.A SGHERRI. - Ah, ecco perché nessuno le sa… -

 

  SIG. CUCUZZARA. - Semplici regole di convivenza. Proveremo a metterle in pratica, va bene? -

 

  AMMINISTRATRICE. - Ora vorrei parlarvi di alcuni problemi che sono venuti fuori parlando con alcuni condomini e che io, per altro e almeno il primo, ho già risolto.

Un condomino, in particolare, mi diceva che gli si era rotto un tubo in bagno, e l’acqua colando e andando giù, aveva macchiato il muro del bagno di sotto.

Mi pare, anzi, che chi ha subito il danno, sia stato proprio lei, Sig, Cucuzzara!

 

  SIG. CUCUZZARA. Si.

 

  AMMINISTRATRICE. Io avrei una buona notizia da darle: cioè che il danno è coperto da una polizza assicurativa che ha il condominio. Quindi nessuno dei due dovrà pagare: né colui che ha causato il danno, né chi lo ha subito. Bene?

 

  SIG. CUCUZZARA. Mi ha dato un’ottima notizia! Grazie.

 

  AMMINISTRATRICE.  Ora vorrei parlare a una persona, che purtroppo qui non c’è, che mi aveva fatto una richiesta circa il suo cane.

Il quesito era: posso portare il mio cane a fare pipì nel giardino dell’area condominiale?

   E, ora, io le rispondo in questo modo.

  Potrebbe portarlo solo se evita al suo cane di fare i suoi bisogni nell’atrio del palazzo. C’è un solo cane nel palazzo ed è il suo. Dato che per queste cose non dovrebbero esserci ammende: io però posso costringere il proprietario dell’animale a far pulire a spese sue l’area sporcata.

Dato che nel regolamento condominiale non c’è traccia di problemi di pipì dei cani e chi tace acconsente, se non fa sporcare l’atrio del palazzo, io faccio andare il cane a fare la pipì nel giardino, senno niente!

  Sono stata chiara?

  SIG. CUCUZZARA. A sufficienza.

 

  SIG.A SGHERRI. Anzi, fin troppo chiara.

 

  AMMINISTRATRICE. - Abbiamo discusso un po’, va beh… Ora bisognerà parlare a tutti gli altri condomini.

 

   Un’ultima mano alzata.

 

  SIG. CUCUZZARA. - Io mi prendo la responsabilità di andare a dire a tutti le nuove regole del vivere civile che lei ci ha portato e che ci ha detto all’inizio!

 

  AMMINISTRATRICE – Io invece andrò dal padrone del cane e da quello che sta sopra di lei Sig. Cucuzzara.

  E io dichiaro chiusa la riunione di condominio.

  A presto.

 

FINE

 

 

 

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domenica, 04 gennaio 2009

Hai visto su FaceBook il gruppo Amici di Baobab?

postato da: baoblog alle ore 07:21 | Permalink | commenti
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giovedì, 01 gennaio 2009

            Per settimane, dopo la mia segnalazione al mio amico Max, valdese incazzato di sinistra, e la conseguente interrogazione in consiglio comunale, si è scatenata la bagarre fra i crociati dell’UDC, che difendono le varie Madonne, e i comunisti che invece, notoriamente, le madonne le dicono.

            Mi dispiaceva, in quei giorni, vedere che quella che per me era una battaglia per l’affermazione del principio della laicità dello Stato in questo Stato senza speranze si stesse trasformando in una banale polemica politica, alimentata dal fuoco amico (della Madonna) dei giornali locali. In particolare, veniva presa di mira l’assessore all’istruzione Adriana Querzè perché, dissociandosi dall’iniziativa scolastica, aveva osato definirla “inopportuna”, un aggettivo che, dal mio punto di vista, è un eufemismo, poveretta. La cosa è finita anche in consiglio regionale, ma non sono al corrente di questi ulteriori sviluppi.

La Madonna è poi atterrata anche in altre scuole di Modena, mentre alcune si sono rifiutate di riceverla. Una mamma di una compagna di mia figlia, prof. di un professionale, mi diceva, indignata, che da loro la Madonna atterrava senza che fosse stato consultato il Collegio. Almeno, da noi, il Dirigente era stato democratico.

            Nella scuola di mia figlia, registravo la solidarietà divertita e/o sdegnata di alcuni genitori di bambini, anche se, molti di loro, corrotti dall’italico vizio della superficialità in materia di rapporti Stato-religioni, commentavano: “Ma tanto, un po’ di religione (cattolica, ovviamente) che male fa…”

            Il mio papà, assiduo lettore della stampa locale, non aveva espresso alcun parere finché una sera, ad una cena di famiglia, mia cognata, prof. e cattolica non fondamentalista, mi aveva chiesto: “Scusa, ma tu sai qualcosa di questa polemica sulla statua della Madonna nella scuola della Chicchi?” Prima che io potessi rispondere, interveniva mio padre: “Ma sì, sono i soliti idioti della sinistra anti-cattolica e anti-clericale che non hanno altro da fare che prendersela con la Chiesa e con i suoi simboli”.

Io avevo taciuto per non innescare l’ennesimo inutile diverbio famigliare in materia. Mia cognata aveva allora rilanciato: “Sì, ma tu, Dany, cosa ne pensi?” “Veramente, io sono d’accordo con quegli idioti e, per quel che mi riguarda, non vedo che differenza ci sia fra la statua della Madonna e il pupazzo del Gabibbo. Ritengo cioè la venerazione per una statua un atto idolatrico e pertanto non ne vedo la finalità educativa”.

Mio padre terreo, mia madre diceva che in casa sua non si poteva offendere nessuno tantomeno la Madonna, mio fratello e mia cognata cattolici tolleranti mi davano contro ma in maniera civile, il fratello piccolo, leghista xenofobo con moglie peruviana al seguito, totalmente indifferente in materia di religione, mi urlava in faccia: “Non bestemmiare! La Madonna non è il Gabibbo!” “In un qualunque paese civile d’Europa, un dirigente scolastico che approvi una tale iniziativa sarebbe stato rimosso o avrebbe passato guai seri!” rispondevo io, e il piccolo con moglie quechua al seguito: “Seee… paesi civili… quelli, vuoi dire, dove due donne possono baciarsi in bocca in pubblico liberamente! Che schifo!” A quel punto, intervenivano i due cattolici tolleranti: “Ma no, dai, questo non c’entra”. Beh, insomma.

            Il papà non sa ancora oggi che dietro tutta questa storia della Madonna c’è la sua figlia prediletta, io mi sono scusata per aver offeso la loro sensibilità paragonando la statua della Madonna (non la Madonna) al Gabibbo e ho detto loro che comunque non mi sento rispettata nelle mie idee e la mamma ha detto che questo non c’entra, che in casa sua non sono ammesse queste discussioni.

Nel frattempo, la moglie del fratellino xenofobo e omofobo ha dato alla luce una piccola mezza inca, cioè mezza extracomunitaria, cioè mezza discendente di un popolo sterminato con la benedizione della religione oggetto di discussione; il fratello cattolico tollerante è diventato un po’ new-age e la sua tolleranza si esprime ora in un pluralismo spirituale indistinto (ultimamente è un po’ confuso, però io gli voglio molto bene lo stesso…); mia figlia frequenta con profitto e grande piacere la sua scuola, le sue maestre sono diventate tutte bravissime e bellissime e hanno finito la preistoria.

            Pochi giorni dopo l’apparizione del mio raccontino, a Modena è venuto il professor Paolo Ricca, che è il più noto esponente del protestantesimo italiano ovvero il principale interlocutore di Ratzinger in materia di ecumenismo sul versante protestanti italiani. Alla sua conferenza era presente il vicario generale della diocesi di Modena in rappresentanza del vescovo, al quale, ridacchiando, abbiamo chiesto: “Allora, questa storia della Madonna di Fatima nelle scuole di Modena?” Il vicario, sottovoce, ci ha detto che la curia non c’entrava niente con quell’iniziativa, che era una cosa proposta dai frati francescani della Madonna del Murazzo (una Madonna modenese che sta in un posto molto lugubre, cioè fra il carcere e il cimitero) e che la proposta era stata fatta alle scuole direttamente da questi. Sappiamo che la diocesi di Modena è molto attenta ai rapporti ecumenici e non si sarebbe certo impegolata in una faccenda così rischiosa. Il vescovo, con protestanti e ortodossi, ci prega, ci medita, ci fa conferenze e convegni. E le Madonne tuttalpiù atterrano nei cortili delle parrocchie.

Insomma, paradosso: la chiesa cattolica locale è molto attenta a non urtare la sensibilità dei fedeli delle sue chiese sorelle; ma dicasi non altrettanto dei laici locali. Altro paradosso: alcune scuole cattoliche private di Modena non hanno aderito all’iniziativa, forse consapevoli di un certo velato intento di proselitismo che dietro ad essa si cela, ma qui suppongo.

            Son passati sette mesi da tutta questa vicenda, gli animi si sono calmati, la stampa locale e le polemiche politiche si sono poi concentrate di nuovo sull’assessore Querzé perché il comune di Modena, fra i vari itinerari didattici che propone alle scuole, avrebbe inserito anche la visita a una moschea su posizioni un po’ fondamenatliste. Dopo l’estate, all’apertura delle scuole, è poi stato preso di mira un povero preside di montagna che si è rifiutato di far benedire la scuola ad inizio di anno scolastico. Messo alla gogna perché, in fondo, una benedizione, che male fa.

Chissà come se la ridono sotto i baffi i nostri cugini reggiani, che vedono la capitale del Ducato impegolarsi in una guerra intestina fra comunisti mangiatori di madonne e crociati mangiatori di comunisti! Loro si strafogano di erbazzone e tortelli di zucca, per il piacere di stomaco e non di intestino, e di religione se ne strafregano! Loro c’hanno avuto Peppone e Don Camillo e, quindi, queste polemiche, per loro è roba da anni ‘50 o giù di lì, ormai i reggiani son superiori a queste cose. Loro c’hanno avuto i fratelli Cervi, noi Pavarotti, ma questo forse non c’entra molto.

            L’altro pomeriggio, mentre me ne sto per tre ore a scuola per parlare coi genitori dei miei alunni al ricevimento generale, trovo una chiamata in segreteria telefonica del cellulare da parte del Dirigente Scolastico, non mio, ma della scuola di mia figlia (che ora non oso più nominare) che mi dice che avrebbe bisogno di parlarmi. Mi allarmo perché, di primo istinto, mi vien da pensare che se un Dirigente convoca un genitore è perché il figlio l’ha fatta grossa. Ma poi penso alla Chicchi, che è così giudiziosa, che c’ha un senso del dovere scolastico tutto svizzero e che, comunque, le sue maestre mi avrebbero avvisato prima se fosse successo qualcosa di così grave. Chiamo il Dirigente che, con voce grave, mi dice: “Signora, avrei bisogno di parlarle”. “Sì? Potrei sapere in merito a cosa?” “Beh, su questa storia della Madonna di Fatima… Potrebbe sabato mattina?” “No, sabato io insegno, il mio giorno libero è il venerdì”. “Ah… ma lei è un’insegnante…” (…malcelato tono di rimprovero…) “Va bene, facciamo venerdì mattina”.

Pronti. Sull’attenti. Scatto come un soldatino e mi tremano anche un po’ le gambe. Mi siedo.

            “Scusi, prof., riceve ancora?” (un genitore ritardatario alla porta). “Sì, signora, solo un attimo” (traduzione: aspetta un attimo, mamma di alunno, che mi riprendo e mi ricordo di non essere una scolaretta convocata in presidenza, ma una prof. che deve dirti come va tuo figlio a scuola…)

            Insomma, sono entrata in un corto circuito emotivo da totale regressione infantile. Mi sono sentita stringere i polsi dagli elastici delle maniche del grembiulino nero e soffocare come se avessi il colletto bianco e il fiocco rosa intorno al collo. Le spalle mi si sono ulteriormente ingobbite come oppresse di nuovo dal peso della vecchia cartella di cuoio. Un brivido di freddo ha attraversato le mie gambe come se indossassi ancora una gonnellina a pieghe e i calzettoni di cotone traforati. Poi ho avuto voglia di chiamare la mia mamma e dirle che io non ho fatto niente e che io in presidenza non ci sono mai andata da bambina e che anche adesso, come prof., mi fa sempre un po’ impressione metterci i piedi dentro. Mi sono sentita un Gian Burrasca convocato in Direzione come se l’avessi fatta grossa. Non ricordo poi più bene che cosa ho detto alla mamma del mio alunno, credo di aver farfugliato due commenti banali sul fatto che sì, va male, ma non è poi così grave, che tutto si può rimediare. Mi sono sentita cioè molto tollerante verso quel mio alunno scansafatiche e un po’ dispettoso e, secondo me, la telefonata mi aveva proprio condizionato. Questo mi ha permesso di spedire via la mamma contenta e più in fretta del previsto: “Che bello! Tutti gli altri prof. mi hanno detto peste e corna, invece lei che è proprio la prof. di lettere, quella che c’ha più ore… Grazie, prof! Mi consola!”

            Ho capito che non ero proprio lucida e, dopo che la mamma se n’è andata, ho chiuso la porta della mia aula, ho appoggiato la testa sulla cattedra e l’ho infilata nel registro e ho cominciato a ripetermi una specie di mantra: “Ricordati che sei una prof. Ricordati che sei un’insegnante, non una scolaretta. Ricordati che sei una prof., questa è la tua cattedra e questo è il tuo registro di classe. Ricordati che hai quarant’anni e non sette. Ricordati che sei un genitore di un’alunna e non un’alunna. Ricordati che la licenza elementare l’hai già presa, hai anche fatto l’esame di seconda, e c’hai una laurea in storia. Ricordati che sei anche specializzata in storia. Ricordati che non è la tua dirigente…” Finché non ho visto la faccina della bidella spuntare dalla porta: “Abbiamo finito, prof. Possiamo chiudere?” Le bidelle, a noi alunni ed insegnanti, ci salvano spesso da molte situazioni difficoltose, soprattutto pratiche.

            Così, venerdì mattina 19 dicembre, mi sono presentata in Direzione Didattica per accedere al colloquio con il Dirigente Scolastico.

Il suo tono era cordiale, la stretta di mano lieve.

            “Immagino che lei immagini perché lei si trova qua…”

            “Francamente, dopo sette mesi, non ne colgo l’opportunità…”

In verità, avrei voluto dirle: forse perché mi deve delle scuse ufficiali in quanto madre di figlioletta appartenente a una minoranza religiosa che, in nome del rifiuto del culto alle immagini, in passato è stata perseguitata? Mi sono trattenuta: troppo sarcastico.

            “Lei si rende conto che ha scritto un sacco di cose false?”

            “Prego?”

            “Ad esempio, qui si dice che sarebbero stati spesi fondi pubblici per un’iniziativa religiosa. Io non ho speso un centesimo!”

            “Mi scusi, ma io non l’ho scritto…”

Ah, si è stampata il racconto dal sito di “clerofobia”, non da questo di baobab e il commento appartiene ai curatori di quel sito. Glielo faccio notare, sorvola.

            “Lei ha scritto che questa decisione è stata calata dall’alto. Non è così! E’ male informata!”

            “Ah, sì, mi scusi. Quella è stata una mia sintetica interpretazione. La maestra mi aveva detto che era stata proposta in Collegio Docenti ed era stata votata a maggioranza. Però, mi scusi, qualunque iniziativa venga presentata in Collegio Docenti è passata prima al vaglio del Dirigente Scolastico che l’ha comunque giudicata opportuna…”

            “Insomma, io propongo, loro votano”.

            “Ho capito, ma non mi dica che se io le propongo un corso di pornografia infantile, lei lo sottopone al voto del Collegio comunque…”

            “Ma cosa dice? Non vorrà mica paragonare la visita della Madonna alla pornografia infantile!”

Allora, il mio collega di musica dice che l’esempio è stato un pochino forte, che potevo limitarmi a “corso di cucina tibetana”, ma non sono così sicura che i moderni Dirigenti Scolastici non ritengano presentabile un corso di cucina tibetana con la scusa che potrebbe comunque rientrare nell’educazione interculturale…

Ma ritorniamo al colloquio in questione.

            “Intendevo dire che il problema è a monte, che ciò che viene proposto viene comunque prima vagliato da lei”.

            “Insomma, signora. Lei ha offeso la reputazione della scuola di sua figlia e quella delle sue maestre… Io sono atea e di sinistra, lo sono da sempre, ma questo suo comportamento è stato davvero scorretto. Perché se l’è presa proprio con la scuola di sua figlia?”

            “Semplice: perché mia figlia va in quella scuola, non in un’altra”. (Atea e di sinistra da sempre? Cioè: uno ci nasce, ateo e di sinistra? Boh…)

            Le maestre: definirne una soave e compassata non mi pare altamente offensivo; quella poi bellissima dovrebbe al limite sentirsi lusingata… Ammetto che ho un po’ infierito su quella di storia-religione, ma, abbiano pazienza i lettori, credo di aver comunque dimostrato una buona dose di autocontrollo, considerata la mia formazione accademica…

            E adesso, visto che forse non si è capito, vi snocciolo in sintesi il mio curriculum, che lo so che è la parte più antipatica di tutto questo racconto, ma ho bisogno di rimontarmi l’autostima.

Allora:

- laurea in storia orientale: settore di studi dell’ebraismo e del cristianesimo antico, tesi di laurea in ebraico;

- studi teologici all’Antoniano di Bologna, quello dello Zecchino d’Oro, sì!!!, ma tra i miei insegnanti non ho avuto né Mariele Ventre né il Mago Zurlì, sigh… in compenso, tra i miei compagni di classe alcuni bellissimi fraticelli, ma l’unico che avrei voluto farmi era meravigliosamente gay;

- borsa di studio biennale per master alla Sorbona in storia delle religioni e antropologia religiosa;

- responsabile per anni del Segretariato Attività Ecumeniche di Modena;

- tutor per due anni presso la Scuola di Alti Studi della Fondazione San Carlo nel settore storico-religioso,

- consulente per il Centro Documentazione Donna per un ciclo di conferenze su donne e religioni;

e qui mi fermo perché poi dopo mi è nata una figlia e dopo sono andata di ruolo e dopo mi sono dedicata più alla letteratura che alle religioni.

            Quelle che ho espresso alla maestra di storia-religione sono state le mie prime e velate critiche in un anno dedicato quasi esclusivamente allo studio dei dinosauri e niente in confronto a quello che si permettono certi genitori che non sanno nulla di scuola e disquisiscono di pedagogia e didattica criticando le maestre perché hanno suggerito un limite alle feste di compleanno in classe…

            Allora, faccio comunque esercizio di umiltà e dico al Dirigente: “Le maestre… Sì, in effetti, quella di storia-geografia-religione potrebbe essersi sentita offesa, ma il tono era comunque molto ironico…”

            “In questo racconto non c’è nulla di ironico!”

In quel momento ho capito che non c’era nulla da fare, ma siccome sono ostinata, ho insistito.

            “Le ripeto che per i protestanti quel simbolo è fortemente connotato…”

            “Ma cosa dice… Se persino i musulmani adorano la Madonna!”

            “I musulmani ADORANO la Madonna?!?!”

E lì ho ripensato alle mie milleottocento pagine dell’esame di islamistica fatte di strepiti e pianti sull’elenco delle dinastie degli Abbassidi e degli Ommayyadi e tutte le sure del Corano lette e le centinaia di pagine di commento e un trenta scroccato all’esame proprio grazie alle domande sulla religione e sul testo sacro (ho avuto culo: non mi hanno chiesto gli Abbassidi, se no, non avrei preso nemmeno diciotto). Avrei voluto dirle che gli islamici ADORANO un solo Dio, che l’islam è un monoteismo stretto e che Maria di Nazareth è rispettata in quanto madre del profeta Gesù, ma non è certo ADORATA. Ma mi è uscito solo: “Mi scusi, ma cosa sta dicendo? Non è così. Guardi che parlo con cognizione di causa…”

            “Anch’io parlo con cognizione di causa. Mi sono informata: ho consultato uno storico della chiesa”.

            “Ah, sì? E chi, mi scusi? Alberto Melloni per caso?” (Il primo che mi è venuto in mente perché è di Reggio e insegna all’università di Modena e nel Ducato è molto noto. In verità, avrebbe dovuto già capirlo che una che sa un po’ di storia delle religioni ce l’aveva davanti…)

            “Ehm, no… Non ricordo… E comunque, è stata un’iniziativa di pace, non c’è stato alcun gesto di culto. Si è parlato della storia di Fatima nell’ambito dell’insegnamento della religione cattolica, i bambini hanno scritto pensierini sulla pace e sono stati portati lì nel giardino con la statua della Madonna. Non ci vedo nulla di male, nonostante io sia atea e di sinistra…”

            “Ho capito, ma il problema è a monte… E’ una questione di principio, di rispetto delle minoranze religiose…”

            “Noi cerchiamo di far conoscere ai bambini tutte le religioni. Ad esempio, in un’altra scuola, due anni fa, abbiamo fatto una mostra sull’ebraismo per far conoscere questa religione e l’arrivo della Madonna non è diverso…”

            A quel punto, poiché si è impegolata nel terreno a me più consono, non ho resistito e le ho chiesto: “E in quell’occasione, quale simbolo è stato portato a scuola? La Menorah, cioè il candelabro a sette braccia, come simbolo della luce e i bambini hanno scritto pensierini sulla luce?”

            “Qualcosa del genere, credo… Ma adesso non ricordo con esattezza…”

            Poi si è alzata in piedi, ha allungato la mano per congedarmi e mi ha detto: “Va bene, signora, la saluto. Faccia i conti con la sua coscienza. Arrivederci.”

Ecco, mi ci mancava pure il richiamo etico finale per mettermi di nuovo la penna in mano.

            Allora, per essere pratici e non scadere nella solita sterile polemica politica, vorrei questa volta fare delle proposte concrete.

            1. Propongo che il Comune di Modena (ad esempio, presso lo sportello “Intercultura” del Centro MEMO) si avvalga della consulenza di un esperto di religioni per trattare tutto ciò che concerne i rapporti con le religioni ed evitare così visite inopportune di luoghi o oggetti un po’ troppo connotati. Se non fossi in procinto di emigrare, mi proporrei io, gratis. Ma potrei benissimo suggerire nomi di studiosi modenesi eccellenti e molto più preparati di me.

            2. Propongo che, l’anno prossimo, per par condicio (così cara alla sinistra italiana), in un’altra scuola elementare di Modena venga portata nel giardino una croce ugonotta e che si parli quindi, nell’ambito dell’insegnamento di storia, della strage di San Bartolomeo e della revoca dell’Editto di Nantes e che i bambini scrivano poi bigliettini con pensierini antipapisti da appendere sui bracci della croce.

            3. In questo clima di riscoperta dei particolarismi locali e di resistenza alla globalizzazione, in una città che si dichiara di sinistra e non si capisce più cosa sia la sinistra e cosa non lo sia, propongo la restaurazione integrale del Ducato, con alcune modifiche aggiornate alla realtà attuale.

In dettaglio:

            3.a) Propongo, le reintegrazione della famiglia d’Austria-Este nei suoi diritti ereditari sul Ducato di Modena e Reggio-Emilia. L’attuale detentore è Lorenzo d’Asburgo e, siccome è di origine tedesca ed è sposato con la principessa Astrid del Belgio, potemmo federarci con la Germania (tanto siamo sempre stati ghibellini) oppure con il Belgio, dove fanno un’ottima cioccolata.

            3.b) Propongo il ripristino integrale dei confini del Ducato, ad eccezione di Ferrara (che è sempre stata papista) e con l’adesione volontaria di Massa-Carrara dopo un referendum per l’annessione da tenersi in loco in base al principio di autodeterminazione dei popoli: sarebbe per via dell’avere l’accesso al mare, anche perché modenesi e reggiani, d’estate, sono già per metà a Marina di Massa oppure a Pinarella di Cervia.

            3.c) Propongo alcune sostanziali modifiche costituzionali. Che il Ducato ovviamente sia una moderna monarchia costituzionale ed inserisca nella costituzione il principio fondamentale della laicità dello Stato.

            3.d) Propongo, per una questione personale, che vengano abolite per legge tutte le devozioni mariane (umane e divine), ad eccezione del culto della Madonna della Ghiara perché è troppo cara ai reggiani e poi loro dicono che è miracolosa e non si sa mai che possa ritornare utile. Un’altra eccezione potrebbe essere anche il culto della Madonna della Neve: va beh, io ci sono affezionata, ma, in verità, è una Madonna simpatica ai bambini che un po’ l’associano a Babbo Natale per via della neve, ed è molto utile ai contadini in caso di siccità perché una volta ha fatto venire la neve il 5 d’agosto.

            3.e) Propongo la confisca dei beni e la soppressione di tutti gli ordini religiosi presenti nei confini del Ducato, ad eccezione delle suore Giacobine (casomai esistessero) perché il loro carisma, come si evince dal nome, mi pare consono al dettato della nuova carta costituzionale. Tale provvedimento non riguarda ovviamente i frati dell’Antoniano in quanto residenti in un altro Stato e dovrebbe risparmiare il clero secolare modenese poiché non coinvolto nella vicenda che ha dato origine a tale dolorosa secessione.

            3.f) Propongo, infine, che Modena resti la capitale ufficiale del Ducato per una questione di prestigio e perché c’abbiamo il palazzo ducale dove potrebbero installarsi il Duca e la corte e avere funzioni di rappresentanza. Propongo però che, come avviene in Olanda con Amsterdam e l’Aja, la sede del governo e di tutti gli apparati amministrativi siano a Reggio perché i reggiani, in questo senso, mi sembrano un pochino più capaci e, in questo modo, così come abbiamo fatto concedendogli l’associazione con la nostra università, potremmo riscattarli da secoli di umiliante sudditanza ormai anacronistica.

 

            Allora, adesso che sto per concludere, vorrei dire a tutti i miei lettori che io non ho nulla contro Maria di Nazareth e che lo Stabat Mater di Pergolesi mi commuove fino alle lacrime così come la Vergine delle Rocce.

Non ho nulla contro le maestre di mia figlia.

Non ho nulla contro la scuola di mia figlia.

Ma è per me un godimento supremo poter annunciare a tutti i miei compatrioti che ho vinto il concorso del Ministero degli Esteri e che la Farnesina mi spedisce proprio in Svizzera, patria di Zwingli e di Calvino, di Heidi e di mia figlia, paese di cui sono orgogliosa di portare in tasca il passaporto rosso perché in questo paese i protestanti esistono e sono visibili quanto i cattolici e un dirigente scolastico, che permetta l’arrivo della statua della Madonna nel giardino di una scuola pubblica, sarebbe licenziato il giorno dopo.

            Mi ricordo che, tempo fa, le edizioni Millelire avevano pubblicato un libricino con le frasi raccolte nei vari seggi elettorali fra le schede nulle degli elettori più fantasiosi. Il titolo del libricino riprendeva una di queste frasi e diceva: Cazzi vostri, io domani vado in Svizzera.

E allora, cari lettori, cari studenti e genitori di studenti, cari colleghi, cari amici, fratelli, adorate zie e cugine, mi spiace per voi che restate, ma, dal primo marzo, anch’io vi dico:

CAZZI VOSTRI, IO VADO IN SVIZZERA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

 

Daniela Tazzioli Nicolay

 

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martedì, 30 dicembre 2008

Giovedì 18 Dicembre il premio Noberl della Letteraura Dario Fo ha incontrato al Teatro Ariosto di Reggio Emilia 700 bambini e ragazzi delle scuole elementari e medie della città e cap005della provincia.

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lunedì, 08 dicembre 2008

Mercoledì 10 Dicembre alle ore 17, all’Officina delle Arti, in via Brigata Reggio 29, sarà presentato il libro di poesia “Mi hanno levato i vestiti di dosso, mi hanno chiuso la bocca con del nastro adesivo”. E’ il primo sorprendente libro di Linda Motti, 41 anni, pubblicato nella collana Baobab edita dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Reggio Emilia.

 

L’autrice reggiana mette a nudo senza reticenze la sua anima e i suoi nervi, il suo cuore e le sue afasie, i suoi turbamenti e le sue emozioni attraverso un’alternanza di testi poetici e di prosa in forma di poesia pieni di una visionarietà e una sincerità che non passano inosservate. Il suo dettato poetico è sicuro, maturo, vorace, perentorio. I suoi versi ricordano, a tratti, poetesse come Alda Merini o Rosaria Lo Russo.

 

E’ il racconto autobiografico di un giovane corpo e di una giovane cuore che crescono – perché vogliono crescere - in una famiglia difficile, minata dal dramma dell’alcolismo materno. C’è la cronaca delle difficoltà economiche e degli approcci polemici con le strutture territoriali  addette alla cosiddetta Salute Mentale. L’autrice non nega la difficoltà sociale e psicologica, non nega la malattia, ma la loro rappresentazione sociale e il modo in cui si articola l’aiuto possibile. Un libro tragico, commovente. Il racconto poetico della bellezza e della ferocia del dolore.

 

Il libro sarà presentato da Giuseppe Caliceti, responsabile del servizio “Baobab/Spazio Giovani Scritture”. All’incontro, oltre all’autrice, parteciperà Roberto Leoni, autore dei disegni che accompagnano il libro. Dopo la lettura di alcuni  testi poetici sarà offerto ai presenti, che riceveranno gratuitamente una copia del libro, un piccolo rinfresco.

 

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