Per settimane, dopo la mia segnalazione al mio amico Max, valdese incazzato di sinistra, e la conseguente interrogazione in consiglio comunale, si è scatenata la bagarre fra i crociati dell’UDC, che difendono le varie Madonne, e i comunisti che invece, notoriamente, le madonne le dicono.
Mi dispiaceva, in quei giorni, vedere che quella che per me era una battaglia per l’affermazione del principio della laicità dello Stato in questo Stato senza speranze si stesse trasformando in una banale polemica politica, alimentata dal fuoco amico (della Madonna) dei giornali locali. In particolare, veniva presa di mira l’assessore all’istruzione Adriana Querzè perché, dissociandosi dall’iniziativa scolastica, aveva osato definirla “inopportuna”, un aggettivo che, dal mio punto di vista, è un eufemismo, poveretta. La cosa è finita anche in consiglio regionale, ma non sono al corrente di questi ulteriori sviluppi.
La Madonna è poi atterrata anche in altre scuole di Modena, mentre alcune si sono rifiutate di riceverla. Una mamma di una compagna di mia figlia, prof. di un professionale, mi diceva, indignata, che da loro la Madonna atterrava senza che fosse stato consultato il Collegio. Almeno, da noi, il Dirigente era stato democratico.
Nella scuola di mia figlia, registravo la solidarietà divertita e/o sdegnata di alcuni genitori di bambini, anche se, molti di loro, corrotti dall’italico vizio della superficialità in materia di rapporti Stato-religioni, commentavano: “Ma tanto, un po’ di religione (cattolica, ovviamente) che male fa…”
Il mio papà, assiduo lettore della stampa locale, non aveva espresso alcun parere finché una sera, ad una cena di famiglia, mia cognata, prof. e cattolica non fondamentalista, mi aveva chiesto: “Scusa, ma tu sai qualcosa di questa polemica sulla statua della Madonna nella scuola della Chicchi?” Prima che io potessi rispondere, interveniva mio padre: “Ma sì, sono i soliti idioti della sinistra anti-cattolica e anti-clericale che non hanno altro da fare che prendersela con la Chiesa e con i suoi simboli”.
Io avevo taciuto per non innescare l’ennesimo inutile diverbio famigliare in materia. Mia cognata aveva allora rilanciato: “Sì, ma tu, Dany, cosa ne pensi?” “Veramente, io sono d’accordo con quegli idioti e, per quel che mi riguarda, non vedo che differenza ci sia fra la statua della Madonna e il pupazzo del Gabibbo. Ritengo cioè la venerazione per una statua un atto idolatrico e pertanto non ne vedo la finalità educativa”.
Mio padre terreo, mia madre diceva che in casa sua non si poteva offendere nessuno tantomeno la Madonna, mio fratello e mia cognata cattolici tolleranti mi davano contro ma in maniera civile, il fratello piccolo, leghista xenofobo con moglie peruviana al seguito, totalmente indifferente in materia di religione, mi urlava in faccia: “Non bestemmiare! La Madonna non è il Gabibbo!” “In un qualunque paese civile d’Europa, un dirigente scolastico che approvi una tale iniziativa sarebbe stato rimosso o avrebbe passato guai seri!” rispondevo io, e il piccolo con moglie quechua al seguito: “Seee… paesi civili… quelli, vuoi dire, dove due donne possono baciarsi in bocca in pubblico liberamente! Che schifo!” A quel punto, intervenivano i due cattolici tolleranti: “Ma no, dai, questo non c’entra”. Beh, insomma.
Il papà non sa ancora oggi che dietro tutta questa storia della Madonna c’è la sua figlia prediletta, io mi sono scusata per aver offeso la loro sensibilità paragonando la statua della Madonna (non la Madonna) al Gabibbo e ho detto loro che comunque non mi sento rispettata nelle mie idee e la mamma ha detto che questo non c’entra, che in casa sua non sono ammesse queste discussioni.
Nel frattempo, la moglie del fratellino xenofobo e omofobo ha dato alla luce una piccola mezza inca, cioè mezza extracomunitaria, cioè mezza discendente di un popolo sterminato con la benedizione della religione oggetto di discussione; il fratello cattolico tollerante è diventato un po’ new-age e la sua tolleranza si esprime ora in un pluralismo spirituale indistinto (ultimamente è un po’ confuso, però io gli voglio molto bene lo stesso…); mia figlia frequenta con profitto e grande piacere la sua scuola, le sue maestre sono diventate tutte bravissime e bellissime e hanno finito la preistoria.
Pochi giorni dopo l’apparizione del mio raccontino, a Modena è venuto il professor Paolo Ricca, che è il più noto esponente del protestantesimo italiano ovvero il principale interlocutore di Ratzinger in materia di ecumenismo sul versante protestanti italiani. Alla sua conferenza era presente il vicario generale della diocesi di Modena in rappresentanza del vescovo, al quale, ridacchiando, abbiamo chiesto: “Allora, questa storia della Madonna di Fatima nelle scuole di Modena?” Il vicario, sottovoce, ci ha detto che la curia non c’entrava niente con quell’iniziativa, che era una cosa proposta dai frati francescani della Madonna del Murazzo (una Madonna modenese che sta in un posto molto lugubre, cioè fra il carcere e il cimitero) e che la proposta era stata fatta alle scuole direttamente da questi. Sappiamo che la diocesi di Modena è molto attenta ai rapporti ecumenici e non si sarebbe certo impegolata in una faccenda così rischiosa. Il vescovo, con protestanti e ortodossi, ci prega, ci medita, ci fa conferenze e convegni. E le Madonne tuttalpiù atterrano nei cortili delle parrocchie.
Insomma, paradosso: la chiesa cattolica locale è molto attenta a non urtare la sensibilità dei fedeli delle sue chiese sorelle; ma dicasi non altrettanto dei laici locali. Altro paradosso: alcune scuole cattoliche private di Modena non hanno aderito all’iniziativa, forse consapevoli di un certo velato intento di proselitismo che dietro ad essa si cela, ma qui suppongo.
Son passati sette mesi da tutta questa vicenda, gli animi si sono calmati, la stampa locale e le polemiche politiche si sono poi concentrate di nuovo sull’assessore Querzé perché il comune di Modena, fra i vari itinerari didattici che propone alle scuole, avrebbe inserito anche la visita a una moschea su posizioni un po’ fondamenatliste. Dopo l’estate, all’apertura delle scuole, è poi stato preso di mira un povero preside di montagna che si è rifiutato di far benedire la scuola ad inizio di anno scolastico. Messo alla gogna perché, in fondo, una benedizione, che male fa.
Chissà come se la ridono sotto i baffi i nostri cugini reggiani, che vedono la capitale del Ducato impegolarsi in una guerra intestina fra comunisti mangiatori di madonne e crociati mangiatori di comunisti! Loro si strafogano di erbazzone e tortelli di zucca, per il piacere di stomaco e non di intestino, e di religione se ne strafregano! Loro c’hanno avuto Peppone e Don Camillo e, quindi, queste polemiche, per loro è roba da anni ‘50 o giù di lì, ormai i reggiani son superiori a queste cose. Loro c’hanno avuto i fratelli Cervi, noi Pavarotti, ma questo forse non c’entra molto.
L’altro pomeriggio, mentre me ne sto per tre ore a scuola per parlare coi genitori dei miei alunni al ricevimento generale, trovo una chiamata in segreteria telefonica del cellulare da parte del Dirigente Scolastico, non mio, ma della scuola di mia figlia (che ora non oso più nominare) che mi dice che avrebbe bisogno di parlarmi. Mi allarmo perché, di primo istinto, mi vien da pensare che se un Dirigente convoca un genitore è perché il figlio l’ha fatta grossa. Ma poi penso alla Chicchi, che è così giudiziosa, che c’ha un senso del dovere scolastico tutto svizzero e che, comunque, le sue maestre mi avrebbero avvisato prima se fosse successo qualcosa di così grave. Chiamo il Dirigente che, con voce grave, mi dice: “Signora, avrei bisogno di parlarle”. “Sì? Potrei sapere in merito a cosa?” “Beh, su questa storia della Madonna di Fatima… Potrebbe sabato mattina?” “No, sabato io insegno, il mio giorno libero è il venerdì”. “Ah… ma lei è un’insegnante…” (…malcelato tono di rimprovero…) “Va bene, facciamo venerdì mattina”.
Pronti. Sull’attenti. Scatto come un soldatino e mi tremano anche un po’ le gambe. Mi siedo.
“Scusi, prof., riceve ancora?” (un genitore ritardatario alla porta). “Sì, signora, solo un attimo” (traduzione: aspetta un attimo, mamma di alunno, che mi riprendo e mi ricordo di non essere una scolaretta convocata in presidenza, ma una prof. che deve dirti come va tuo figlio a scuola…)
Insomma, sono entrata in un corto circuito emotivo da totale regressione infantile. Mi sono sentita stringere i polsi dagli elastici delle maniche del grembiulino nero e soffocare come se avessi il colletto bianco e il fiocco rosa intorno al collo. Le spalle mi si sono ulteriormente ingobbite come oppresse di nuovo dal peso della vecchia cartella di cuoio. Un brivido di freddo ha attraversato le mie gambe come se indossassi ancora una gonnellina a pieghe e i calzettoni di cotone traforati. Poi ho avuto voglia di chiamare la mia mamma e dirle che io non ho fatto niente e che io in presidenza non ci sono mai andata da bambina e che anche adesso, come prof., mi fa sempre un po’ impressione metterci i piedi dentro. Mi sono sentita un Gian Burrasca convocato in Direzione come se l’avessi fatta grossa. Non ricordo poi più bene che cosa ho detto alla mamma del mio alunno, credo di aver farfugliato due commenti banali sul fatto che sì, va male, ma non è poi così grave, che tutto si può rimediare. Mi sono sentita cioè molto tollerante verso quel mio alunno scansafatiche e un po’ dispettoso e, secondo me, la telefonata mi aveva proprio condizionato. Questo mi ha permesso di spedire via la mamma contenta e più in fretta del previsto: “Che bello! Tutti gli altri prof. mi hanno detto peste e corna, invece lei che è proprio la prof. di lettere, quella che c’ha più ore… Grazie, prof! Mi consola!”
Ho capito che non ero proprio lucida e, dopo che la mamma se n’è andata, ho chiuso la porta della mia aula, ho appoggiato la testa sulla cattedra e l’ho infilata nel registro e ho cominciato a ripetermi una specie di mantra: “Ricordati che sei una prof. Ricordati che sei un’insegnante, non una scolaretta. Ricordati che sei una prof., questa è la tua cattedra e questo è il tuo registro di classe. Ricordati che hai quarant’anni e non sette. Ricordati che sei un genitore di un’alunna e non un’alunna. Ricordati che la licenza elementare l’hai già presa, hai anche fatto l’esame di seconda, e c’hai una laurea in storia. Ricordati che sei anche specializzata in storia. Ricordati che non è la tua dirigente…” Finché non ho visto la faccina della bidella spuntare dalla porta: “Abbiamo finito, prof. Possiamo chiudere?” Le bidelle, a noi alunni ed insegnanti, ci salvano spesso da molte situazioni difficoltose, soprattutto pratiche.
Così, venerdì mattina 19 dicembre, mi sono presentata in Direzione Didattica per accedere al colloquio con il Dirigente Scolastico.
Il suo tono era cordiale, la stretta di mano lieve.
“Immagino che lei immagini perché lei si trova qua…”
“Francamente, dopo sette mesi, non ne colgo l’opportunità…”
In verità, avrei voluto dirle: forse perché mi deve delle scuse ufficiali in quanto madre di figlioletta appartenente a una minoranza religiosa che, in nome del rifiuto del culto alle immagini, in passato è stata perseguitata? Mi sono trattenuta: troppo sarcastico.
“Lei si rende conto che ha scritto un sacco di cose false?”
“Prego?”
“Ad esempio, qui si dice che sarebbero stati spesi fondi pubblici per un’iniziativa religiosa. Io non ho speso un centesimo!”
“Mi scusi, ma io non l’ho scritto…”
Ah, si è stampata il racconto dal sito di “clerofobia”, non da questo di baobab e il commento appartiene ai curatori di quel sito. Glielo faccio notare, sorvola.
“Lei ha scritto che questa decisione è stata calata dall’alto. Non è così! E’ male informata!”
“Ah, sì, mi scusi. Quella è stata una mia sintetica interpretazione. La maestra mi aveva detto che era stata proposta in Collegio Docenti ed era stata votata a maggioranza. Però, mi scusi, qualunque iniziativa venga presentata in Collegio Docenti è passata prima al vaglio del Dirigente Scolastico che l’ha comunque giudicata opportuna…”
“Insomma, io propongo, loro votano”.
“Ho capito, ma non mi dica che se io le propongo un corso di pornografia infantile, lei lo sottopone al voto del Collegio comunque…”
“Ma cosa dice? Non vorrà mica paragonare la visita della Madonna alla pornografia infantile!”
Allora, il mio collega di musica dice che l’esempio è stato un pochino forte, che potevo limitarmi a “corso di cucina tibetana”, ma non sono così sicura che i moderni Dirigenti Scolastici non ritengano presentabile un corso di cucina tibetana con la scusa che potrebbe comunque rientrare nell’educazione interculturale…
Ma ritorniamo al colloquio in questione.
“Intendevo dire che il problema è a monte, che ciò che viene proposto viene comunque prima vagliato da lei”.
“Insomma, signora. Lei ha offeso la reputazione della scuola di sua figlia e quella delle sue maestre… Io sono atea e di sinistra, lo sono da sempre, ma questo suo comportamento è stato davvero scorretto. Perché se l’è presa proprio con la scuola di sua figlia?”
“Semplice: perché mia figlia va in quella scuola, non in un’altra”. (Atea e di sinistra da sempre? Cioè: uno ci nasce, ateo e di sinistra? Boh…)
Le maestre: definirne una soave e compassata non mi pare altamente offensivo; quella poi bellissima dovrebbe al limite sentirsi lusingata… Ammetto che ho un po’ infierito su quella di storia-religione, ma, abbiano pazienza i lettori, credo di aver comunque dimostrato una buona dose di autocontrollo, considerata la mia formazione accademica…
E adesso, visto che forse non si è capito, vi snocciolo in sintesi il mio curriculum, che lo so che è la parte più antipatica di tutto questo racconto, ma ho bisogno di rimontarmi l’autostima.
Allora:
- laurea in storia orientale: settore di studi dell’ebraismo e del cristianesimo antico, tesi di laurea in ebraico;
- studi teologici all’Antoniano di Bologna, quello dello Zecchino d’Oro, sì!!!, ma tra i miei insegnanti non ho avuto né Mariele Ventre né il Mago Zurlì, sigh… in compenso, tra i miei compagni di classe alcuni bellissimi fraticelli, ma l’unico che avrei voluto farmi era meravigliosamente gay;
- borsa di studio biennale per master alla Sorbona in storia delle religioni e antropologia religiosa;
- responsabile per anni del Segretariato Attività Ecumeniche di Modena;
- tutor per due anni presso la Scuola di Alti Studi della Fondazione San Carlo nel settore storico-religioso,
- consulente per il Centro Documentazione Donna per un ciclo di conferenze su donne e religioni;
e qui mi fermo perché poi dopo mi è nata una figlia e dopo sono andata di ruolo e dopo mi sono dedicata più alla letteratura che alle religioni.
Quelle che ho espresso alla maestra di storia-religione sono state le mie prime e velate critiche in un anno dedicato quasi esclusivamente allo studio dei dinosauri e niente in confronto a quello che si permettono certi genitori che non sanno nulla di scuola e disquisiscono di pedagogia e didattica criticando le maestre perché hanno suggerito un limite alle feste di compleanno in classe…
Allora, faccio comunque esercizio di umiltà e dico al Dirigente: “Le maestre… Sì, in effetti, quella di storia-geografia-religione potrebbe essersi sentita offesa, ma il tono era comunque molto ironico…”
“In questo racconto non c’è nulla di ironico!”
In quel momento ho capito che non c’era nulla da fare, ma siccome sono ostinata, ho insistito.
“Le ripeto che per i protestanti quel simbolo è fortemente connotato…”
“Ma cosa dice… Se persino i musulmani adorano la Madonna!”
“I musulmani ADORANO la Madonna?!?!”
E lì ho ripensato alle mie milleottocento pagine dell’esame di islamistica fatte di strepiti e pianti sull’elenco delle dinastie degli Abbassidi e degli Ommayyadi e tutte le sure del Corano lette e le centinaia di pagine di commento e un trenta scroccato all’esame proprio grazie alle domande sulla religione e sul testo sacro (ho avuto culo: non mi hanno chiesto gli Abbassidi, se no, non avrei preso nemmeno diciotto). Avrei voluto dirle che gli islamici ADORANO un solo Dio, che l’islam è un monoteismo stretto e che Maria di Nazareth è rispettata in quanto madre del profeta Gesù, ma non è certo ADORATA. Ma mi è uscito solo: “Mi scusi, ma cosa sta dicendo? Non è così. Guardi che parlo con cognizione di causa…”
“Anch’io parlo con cognizione di causa. Mi sono informata: ho consultato uno storico della chiesa”.
“Ah, sì? E chi, mi scusi? Alberto Melloni per caso?” (Il primo che mi è venuto in mente perché è di Reggio e insegna all’università di Modena e nel Ducato è molto noto. In verità, avrebbe dovuto già capirlo che una che sa un po’ di storia delle religioni ce l’aveva davanti…)
“Ehm, no… Non ricordo… E comunque, è stata un’iniziativa di pace, non c’è stato alcun gesto di culto. Si è parlato della storia di Fatima nell’ambito dell’insegnamento della religione cattolica, i bambini hanno scritto pensierini sulla pace e sono stati portati lì nel giardino con la statua della Madonna. Non ci vedo nulla di male, nonostante io sia atea e di sinistra…”
“Ho capito, ma il problema è a monte… E’ una questione di principio, di rispetto delle minoranze religiose…”
“Noi cerchiamo di far conoscere ai bambini tutte le religioni. Ad esempio, in un’altra scuola, due anni fa, abbiamo fatto una mostra sull’ebraismo per far conoscere questa religione e l’arrivo della Madonna non è diverso…”
A quel punto, poiché si è impegolata nel terreno a me più consono, non ho resistito e le ho chiesto: “E in quell’occasione, quale simbolo è stato portato a scuola? La Menorah, cioè il candelabro a sette braccia, come simbolo della luce e i bambini hanno scritto pensierini sulla luce?”
“Qualcosa del genere, credo… Ma adesso non ricordo con esattezza…”
Poi si è alzata in piedi, ha allungato la mano per congedarmi e mi ha detto: “Va bene, signora, la saluto. Faccia i conti con la sua coscienza. Arrivederci.”
Ecco, mi ci mancava pure il richiamo etico finale per mettermi di nuovo la penna in mano.
Allora, per essere pratici e non scadere nella solita sterile polemica politica, vorrei questa volta fare delle proposte concrete.
1. Propongo che il Comune di Modena (ad esempio, presso lo sportello “Intercultura” del Centro MEMO) si avvalga della consulenza di un esperto di religioni per trattare tutto ciò che concerne i rapporti con le religioni ed evitare così visite inopportune di luoghi o oggetti un po’ troppo connotati. Se non fossi in procinto di emigrare, mi proporrei io, gratis. Ma potrei benissimo suggerire nomi di studiosi modenesi eccellenti e molto più preparati di me.
2. Propongo che, l’anno prossimo, per par condicio (così cara alla sinistra italiana), in un’altra scuola elementare di Modena venga portata nel giardino una croce ugonotta e che si parli quindi, nell’ambito dell’insegnamento di storia, della strage di San Bartolomeo e della revoca dell’Editto di Nantes e che i bambini scrivano poi bigliettini con pensierini antipapisti da appendere sui bracci della croce.
3. In questo clima di riscoperta dei particolarismi locali e di resistenza alla globalizzazione, in una città che si dichiara di sinistra e non si capisce più cosa sia la sinistra e cosa non lo sia, propongo la restaurazione integrale del Ducato, con alcune modifiche aggiornate alla realtà attuale.
In dettaglio:
3.a) Propongo, le reintegrazione della famiglia d’Austria-Este nei suoi diritti ereditari sul Ducato di Modena e Reggio-Emilia. L’attuale detentore è Lorenzo d’Asburgo e, siccome è di origine tedesca ed è sposato con la principessa Astrid del Belgio, potemmo federarci con la Germania (tanto siamo sempre stati ghibellini) oppure con il Belgio, dove fanno un’ottima cioccolata.
3.b) Propongo il ripristino integrale dei confini del Ducato, ad eccezione di Ferrara (che è sempre stata papista) e con l’adesione volontaria di Massa-Carrara dopo un referendum per l’annessione da tenersi in loco in base al principio di autodeterminazione dei popoli: sarebbe per via dell’avere l’accesso al mare, anche perché modenesi e reggiani, d’estate, sono già per metà a Marina di Massa oppure a Pinarella di Cervia.
3.c) Propongo alcune sostanziali modifiche costituzionali. Che il Ducato ovviamente sia una moderna monarchia costituzionale ed inserisca nella costituzione il principio fondamentale della laicità dello Stato.
3.d) Propongo, per una questione personale, che vengano abolite per legge tutte le devozioni mariane (umane e divine), ad eccezione del culto della Madonna della Ghiara perché è troppo cara ai reggiani e poi loro dicono che è miracolosa e non si sa mai che possa ritornare utile. Un’altra eccezione potrebbe essere anche il culto della Madonna della Neve: va beh, io ci sono affezionata, ma, in verità, è una Madonna simpatica ai bambini che un po’ l’associano a Babbo Natale per via della neve, ed è molto utile ai contadini in caso di siccità perché una volta ha fatto venire la neve il 5 d’agosto.
3.e) Propongo la confisca dei beni e la soppressione di tutti gli ordini religiosi presenti nei confini del Ducato, ad eccezione delle suore Giacobine (casomai esistessero) perché il loro carisma, come si evince dal nome, mi pare consono al dettato della nuova carta costituzionale. Tale provvedimento non riguarda ovviamente i frati dell’Antoniano in quanto residenti in un altro Stato e dovrebbe risparmiare il clero secolare modenese poiché non coinvolto nella vicenda che ha dato origine a tale dolorosa secessione.
3.f) Propongo, infine, che Modena resti la capitale ufficiale del Ducato per una questione di prestigio e perché c’abbiamo il palazzo ducale dove potrebbero installarsi il Duca e la corte e avere funzioni di rappresentanza. Propongo però che, come avviene in Olanda con Amsterdam e l’Aja, la sede del governo e di tutti gli apparati amministrativi siano a Reggio perché i reggiani, in questo senso, mi sembrano un pochino più capaci e, in questo modo, così come abbiamo fatto concedendogli l’associazione con la nostra università, potremmo riscattarli da secoli di umiliante sudditanza ormai anacronistica.
Allora, adesso che sto per concludere, vorrei dire a tutti i miei lettori che io non ho nulla contro Maria di Nazareth e che lo Stabat Mater di Pergolesi mi commuove fino alle lacrime così come la Vergine delle Rocce.
Non ho nulla contro le maestre di mia figlia.
Non ho nulla contro la scuola di mia figlia.
Ma è per me un godimento supremo poter annunciare a tutti i miei compatrioti che ho vinto il concorso del Ministero degli Esteri e che la Farnesina mi spedisce proprio in Svizzera, patria di Zwingli e di Calvino, di Heidi e di mia figlia, paese di cui sono orgogliosa di portare in tasca il passaporto rosso perché in questo paese i protestanti esistono e sono visibili quanto i cattolici e un dirigente scolastico, che permetta l’arrivo della statua della Madonna nel giardino di una scuola pubblica, sarebbe licenziato il giorno dopo.
Mi ricordo che, tempo fa, le edizioni Millelire avevano pubblicato un libricino con le frasi raccolte nei vari seggi elettorali fra le schede nulle degli elettori più fantasiosi. Il titolo del libricino riprendeva una di queste frasi e diceva: Cazzi vostri, io domani vado in Svizzera.
E allora, cari lettori, cari studenti e genitori di studenti, cari colleghi, cari amici, fratelli, adorate zie e cugine, mi spiace per voi che restate, ma, dal primo marzo, anch’io vi dico:
CAZZI VOSTRI, IO VADO IN SVIZZERA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Daniela Tazzioli Nicolay